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Natura e storia
fra collina e Po nel torinese
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Flora e vegetazione del fiume

I diversi ambienti che caratterizzano il Parco del Po presentano una vegetazione peculiare, dovuta soprattutto alle condizioni ecologiche esistenti, largamente influenzate dal fiume.

I sabbioni rappresentano una situazione ecologica in continuo mutamento, in quanto governate dall'andamento annuale delle portate del fiume. Durante il periodo di magra del Po (estivo e invernale) le isole possono essere colonizzate da piante annuali graminacee caratteristiche delle aree più calde della pianura quali Paleo sottile (Vulpia myuros), Poligono nodoso (polyum lapathifolium), il Pepe d'acqua (polyum hydropiper) da ranuncoli tipici di ambienti sabbiosi con ristagno d'acqua, da piante stolonifere perenni che riescono a rimanere legate al suolo anche durante le piene del fiume. In genere in questi ambienti le piante erbacee vengono avvantaggiate per le loro minori esigenze biologiche, gli alberi incontrano maggiori difficoltà; solo alcuni salici riescono a sopravvivere anche sui sabbioni.

Le sponde del Po sono popolate da alberi quali Salice bianco (Salix alba), il Salice odoroso (Salix pentandra) che contribuiscono al consolidamento delle sponde messe a rischio dalle piene primaverili. All'ombra delle grandi chiome si può sviluppare una interessante flora: Salcerella (Lythrum salicaria), Scagliola palustre (Typhoides arundinacea), Carice pendula (Carex pendula), Agrostis stolonifera che ricopre interamente estesi lembi del sottobosco.
Accanto a specie della nostra flora compaiono anche molte specie esotiche tra cui si ricordano la Budleja (Budleia davidii) originaria della Cina, il Topinambour (Helianthus tuberosus) specie esotica proveniente dall'America le cui radici sono commestibili e molto apprezzate e il Senecio sudafricano (Senecio inaequidens), giunto dal Sudafrica in Europa al seguito delle truppe alleate.

Le lanche, zone palustri originate da un tratto di fiume abbandonato dal corso d'acqua, sono le aree ove il fiume durante le piene deposita grandi quantità di sostanza organica e di sali nutritizi e per questa ragione ospitano una ricca fauna sia di invertebrati che di vertebrati, che vi trovano alimento e luoghi idonei per la riproduzione. L'ecosistema della lanca è sempre minacciato sia dagli apporti artificiali di materiale terroso per la creazione di nuovi terreni agricoli, sia dal naturale interramento dovuto al progressivo depositarsi di sostanza organica. In queste aree non esiste una corrente elevata, quindi le piante hanno sviluppato la capacità di radicare sul fondo mediante grosse radici e rizomi Nannufaro (Nuphar sp.), Ninfea (Nymphaea sp.) Situazione simile è presentata dal Poligono acquatico (Poligonum amphibium) che presenta caratteristiche foglie a forma allungata adagiate sulla superficie dell'acqua dalla quale spunta la spiga fiorale. Il Morso di Rana (Hydrocharis morsus ranae) non radica invece sul fondo ma porta all'estremità inferiore del fusto ciuffi radicali che pescano direttamente nell'acqua; essa ama molto le acque limpide e ben ossigenate ed è caratterizzata da foglie reniformi che galleggiano sull'acqua tra le quali spuntano i delicati fiori bianchi con soli tre tepali. La piccola felce galleggiante Salvinia o Erba pesce (Salvinia natans) che presenta le foglioline a verticilli di tre, delle quali la terza si è trasformata in filamenti radicali e portata inferiormente immersa nell'acqua dalla quale assume le sostanze minerali disciolte.

Il canneto è costituito da piante erbacee che radicano sul fondale subito a ridosso della sponda dove dominano la Mazzasorda (Thypha sp.) che ospita un sottobosco di Felce d'acqua e associata la Mazzasorda maggiore (Thypha latifolia), di dimensioni maggiori e foglie di colore verde ceruleo. Diffusa è la Cannuccia di Palude (Phragmites australis) i cui fusti danno sostegno alla nidificazione di molti uccelli strettamente legati a questo ambiente. Alle spalle del canneto si estende una fascia costituita da Salici con portamento arbustivo; in questa fascia il suolo è impregnato d'acqua nei periodi primaverile ed estivo e vi cresce in particolare il Salice cinereo (Salix cinerea). Forse a causa di queste particolari oscillazioni d'acqua la vegetazione naturale è stata recentemente invasa da un arbusto infestante: l'Indaco bastardo (Amorpha fruticosa), fabacea americana.

I popolamenti arborei succedono nella parte più esterna del saliceto, ove l'acqua della lanca giunge solo attraverso i canali e ricopre il suolo solo nei periodi di piena. La pianta più caratteristica di questo ambiente è l'Ontano nero (Alnus glutinosa), anche se compaiono il Salice bianco (Salix alba), il Pioppo bianco (Populus alba). Entrambe queste ultime specie hanno la caratteristica di presentare la pagina inferiore delle foglie ricoperta da una fitta peluria bianca. Tra gli arbusti che ravvivano le boscaglie umide spicca il Pallon di Maggio (Viburnum opulus), mentre lo strato erbaceo è per la maggior parte colonizzato da densi ciuffi che formano come dei cuscini: le carici, come la Carice spondicola (Carex elata) e la Carice tagliente (Carex acutiformis). Nella zona più esterna della sponda della lanca si trovano i popolamenti arborei che vengono raggiunti dall'acqua solo durante le piene di maggiore estensione e il terreno rimane impregnato solo durante le piene eccezionali. Questo è l'ambiente ove dominava la farnia, oggi ridotta a pochi esemplari.

I canali utilizzati per l'irrigazione che si gettano nel Po ospitano un particolare tipo di vegetazione acquatica adattata a vivere in acque con corrente accentuata, radicanti sul fondo, e per lo più interamente sommerse quali quelle del genere Potamogeton (Brasche). L'adattamento di queste piante alla vita acquatica è tale che l'impollinazione avviene attraverso l'acqua. I Ranuncoli acquatici (Ranunculus fluitans e Ranunculus trichophyllus) presentano degli adattamenti particolari delle foglie mediane e basali sommerse che risultano trasformate in lunghe e fini lacinie che resistono alla continua azione della corrente. Fra le specie che popolano questi ambienti vi sono anche piccolissime piante ridotte a dimensioni di pochi millimetri: le Lenticchie d'acqua (Lemna sp., Spirodela sp., Wolffia sp.); la radichetta di queste piante non si abbarbica sul fondo, ed esse si lasciano trasportare sul pelo dell'acqua. Vi sono anche piccole felci acquatiche come l'Azolla (Azolla sp.) che con le sue piccole foglioline embricate può ricoprire interamente una superficie d'acqua libera.

Nei gerbidi l'acqua invece di essere abbondante è praticamente assente; questi ambienti sono presenti in prossimità dei grandi fiumi in corrispondenza dei terrazzi con suoli molto ghiaiosi e permeabili, dove l'acqua può giungere solamente nel caso di piene di straordinaria portata. In questa situazione, le specie arboree igrofile riescono ancora a sopravvivere grazie alla profonda radicazione che permette loro di pescare dalla falda in profondità. Le specie erbacee invece si trovano in condizioni di particolare siccità; si possono trovare ampie radure dove domina l'Euphorbia cipressina (Euphorbia cyparissias), che si difende bene dalla siccità grazie ai vivaci rizomi. Si diffondono inoltre delle Carex, tra le quali la Carice lustra (Carex liparocarpos), grazie ai loro sottili e lunghissimi rizomi. Le Liliacee come il Muscari azzurro (Muscari botryoides) e il Cipollaccio (Muscari comosa) sono favorite dal portamento a bulbo che permette loro nella stagione primaverile, quando il clima è più umido, di fiorire. E' diffuso l'asparago selvatico (Asparagus sp.) che presenta lunghi rizomi a grande profondità e foglie particolarmente trasformate tanto da essere ridotte a corti filamenti che impediscono una eccessiva traspirazione della pianta.


Nell'ambito della collaborazione con Università e Museo si St. Nat. di Carmagnola sono state realizza tesi specifiche sull'ambiente fluviale

"Il Parco Fluviale del Po tra Casalgrasso e Moncalieri. Indagini naturalistiche".
Tesi di laurea in Scienze Biologiche di Domenico Vai,
anno accademico 1994-95

Sono stati presi in considerazione i diversi usi del suolo e gli aspetti vegetazionali delle aree nel territorio del parco del Po torinese, tra Casalgrasso e Moncalieri. Dal calcolo delle aree destinate ai diversi usi e alle percentuali sul totale rilevate si osserva che nell'ambito del Sistema delle aree Protette della Fascia Fluviale del Po è presente la situazione illustrata in tabella:

Uso Area (m2) %
Vegetazione ripariale (robinie) 213.841 0,72
Vegetazione ripariale (salici) 192.606.445 6,46
Vegetazione ripariale (latifoglie miste) 5.301 0,02
Incolto (erbacee) 611.395 2,05
Incolto (Arbustive) 178.279 0,60
Boscaglia latifoglie 73.619 0,25
Boscaglia robinie 32.575 0,11
Boscaglia salici 140.608 0,47
Greto 115.435 0,39
Vegetazione arbustiva del greto 120.521 0,40
Po e canali o affluenti 2.158.899 7,25
Lanca 53.584 0,18
Pioppeti 5.462.995 18,33
Seminativi 14.193.827 47,63
Prato stabile 24.496 0,08
Orti urbani 168.865 0,57
Bacino di cava 1.722.293 5,78
Area di stoccaggio e lavorazione materiali inerti 1.536.095 5,16
Bacino di cava abbandonato 460.704 1,55
Impianti di cava abbandonati 16.101 0,05
Bacino di cava adibito a riserva di pesca 380.141 1,28
Area di servizio alla riserva di pesca 50.034 0,17
Area urbanizzata 86.947 0,29
Impianti sportivi 15.965 0,05
Discarica 38.373 0,13
Impianto di depurazione 5.122 0,02
Maneggio 5.451 0,02
     
Totale 29.797.531 100

Nella tesi sono state inoltre valutate le attività e gli usi antropici aventi un rilevante impatto ambientale e un inquadramento delle aree di maggiore interesse presenti nel tratto sud del Parco del Po (Lanca di San Michele e Parco Comunale del Gerbasso).

 Approfondimenti: USGS

Ninfea gialla (Nuphar lutea (L.)
Ninfea gialla (Nuphar lutea (L.)
(foto di: Roberto Ostellino)
Typha
Typha
(foto di: Roberto Ostellino)
Pulmonaria nella Riserva del Bosco del Vaj
Pulmonaria nella Riserva del Bosco del Vaj
(foto di: Monica Pogliano)
Faggi nella Riserva Naturale del Bosco del Vaj
Faggi nella Riserva Naturale del Bosco del Vaj
(foto di: Archivio ditta SAND)
Tulipa
Tulipa
(foto di: Alberto Tamietti)
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